Kaosmagazine 23 febbraio 2016
Anatocismo bancario: meglio sfatare qualche mito

Non sono passati che pochi anni dall’esplosione della questione dell’illegalità dell’anatocismo bancario (ossia della pratica bancaria di calcolare interessi passivi sugli interessi passivi capitalizzati) e l’interesse del pubblico, specialmente delle imprese, ha raggiunto livelli enormi, specialmente in virtù della somma spesso consistente di denaro che è possibile ripetere dalle banche stesse. Purtroppo, come ogni situazione complessa, anche questa ha dato origine a tutta una serie di errori, falsi miti, e dubbi che è bene sfatare e risolvere, uno per uno, come cercheremo di fare in questo breve articolo.



Riguarda anche la mia azienda? Come posso scoprirlo?

Non è da scoprire: è praticamente una certezza per tutti i conti correnti che siano stati in attività prima del 2000 e siano stati regolarmente in rosso (quindi, praticamente tutti i conti aziendali). L’anatocismo su base trimestrale era infatti la prassi assolutamente normale per tutte le banche e per tutti i conti correnti, senza differenze di gruppo o tipologia di cliente.

Le cifre che si ottengono valgono lo sforzo di aprire la pratica?

Non si può calcolare in maniera generica quanto si otterrà dalla richiesta; dipende da troppi fattori, fra cui lo scoperto medio del conto, la durata dello stesso, e ovviamente il fatto che l’azienda disponga di tutta la documentazione relativa agli anni interessati. C’è però un rapporto fra lo scoperto e la cifra ripetibile, per cui si può dire, a spanne, che a fronte di esposizioni sul milione di euro è possibile ripetere cifre significative, comprese fra i cinquecentomila euro e i due milioni.

Bisogna temere qualche vendetta delle banche?

Domanda complessa, e che peraltro rivela una certa sudditanza psicologica. Possiamo metterla così: da un punto di vista legale, le banche hanno completamente torto e non potranno quindi rifiutare di restituire i capitali. Dall’altro, se è vero che potrebbero comunque voler poi ridiscutere i termini del contratto con il cliente che dovesse fare richiesta (pratica che possono comunque mettere sempre in atto, a prescindere da tale azione) va anche detto che, per recuperare un milione di euro, val bene la pena rischiare di vedersi aumentare gli interessi passivi di un punto percentuale. Dopotutto, le banche sono tante.

Se l’azienda sta per fallire, vale ugualmente la pena provare?

In tale situazione critica, provare vale ancora di più la pena che in altri casi. Se un’azienda è sull’orlo del fallimento, e si trova ad avere assoluto bisogno di capitali, scoprire di botto che anziché dovere alla banca un milione di euro gliene deve sessantamila – o addirittura è a credito di centomila – può significare non dover più neppur pensare al fallimento e poter provare a rimettersi in piedi.