Kaosmagazine 13 marzo 2016
Alcune curiosità dal mondo della bellezza, epoca per epoca

La storia della bellezza al femminile è più lunga, complessa e curiosa di quello che possiamo pensare. Si parte dagli Etruschi per arrivare ai giorni nostri passando per Romani, Egizi, Medioevo, 1700 e 1800. Ognuna di queste epoche e di queste civiltà presentava delle sue particolarissime nozioni in fatto di bellezze e dei canoni ben precisi in fatto di estetica. In questo articolo vedremo epoca per epoca quali erano le pratiche di bellezza più famose, alcune delle quali oggi ci sembrerebbero mostruose se non addirittura pericolosa.



Gli Etruschi curavano il viso grazie a maschere di bellezza ottenute dalla polvere di giacinto e coloravo le palpebre con quelli che potremmo definire degli antenati degli ombretti, nelle tonalità verde o azzurro pallido.

Gli Egizi la sapevano lunghissima in fatto di bellezza. Non tutti sanno che il classico Kajal con cui si cerchiavano gli occhi non era per scopi decorativi ma medici. Esso infatti proteggeva gli occhi dall’esposizione al sole e dall’azione della sabbia. Le donne egizie si cospargevano i seni di polvere di ocra affinchè si creasse un malizioso effetto vedo non ti vedo sotto certe tuniche e curavano la bellezza della pelle del corpo con una molteplicità di unguenti realizzati spesso con grasso di topo frammisto ad oli profumati ed erbe aromatiche.

Durante il Medioevo la parola d’ordine era candore e pudore. Le donne non potevano mostrarsi con i capelli sciolti, perché questo avrebbe sottointeso un chiaro segno di “invito” così come non potevano mostrare i palmi delle mani.

Durante il Medioevo si schiariva la pelle del viso con sostanze che oggi definiremo tossiche per la nostra salute come la biacca o i Sali d’argento. Con i sali di piombo invece si ossigenava la capigliatura. Un metodo oltremodo aggressivo che lasciava calve le malcapitate tipicamente entro i 35 anni di età. Anche le mani dovevano essere curatissime e bianchissime. Le si curava con acqua alle mandorle e petali di rose. E quelle belle fronti altissime che abbiamo visto mille volte nei dipinti femminili del ‘300? Venivano realizzate con delle creme depilatorie a base di calce.

Nel ‘700 il pallore del viso era ancora una prerogativa fondamentale per le donne che la enfatizzavano con l’uso dalla sopracitata biacca e della cipria. Anche il pallore della pelle del corpo veniva enfatizzato ulteriormente tracciando con il colore azzurrino le linee delle vene per renderle ancora più evidenti. Nel ‘700 le uniche note di colore in volto erano rappresentate dal rossetto, dal belletto sulle gote e da qualche vezzoso neo posticcio realizzato in velluto.

Anche nell’800 il pallore era una caratteristica fondamentale per una donna. Veniva preservato con ampi parasole ed ombrellini e l’esposizione al sole era necessaria solo per alcuni minuti sufficienti per far arrossire un po’ le guance. In mancanza di sole si poteva optare per dei pratici pizzicotti.

Oggi vanno di moda le sopracciglia spesse, il rossetto blue ed i capelli tinti di grigio, e chissà cosa ne penseranno i nostri nipoti tra venti o trent’anni.